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CAFFÈ CLERICI


LO STORICO BAR FREQUENTATO DA PIERO CHIARA

 


 

Di fronte all’antico borgo della città, la via Cavallotti, e accanto al porto Vecchio, perdura il Caffè Clerici, nei suoi 70 anni di vita. Affacciato sulla Madonnina del Porto, all’esterno è formato da un elegante colonnato di tre pilastri e quattro archi, speculari alla parte opposta dell’edificio, che coincide con l’ingresso all’Hotel Ancora.

Oggi tavolini e sedie riempiono lo spazio una volta occupato dal biliardo, tanto amato da Piero Chiara. Qui lo scrittore luinese, nato dall’altra parte della strada nel 1913, passava intere giornate. Seduto, circondato da amici, colleghi o spesso solo, si godeva il panorama di fronte a lui e nel frattempo pensava. Con l’immaginazione volava lontano a cercare qualche spunto per i suoi racconti, per poi tornare alla realtà, dalla quale, in effetti, traeva più idee. Tante opere sono nate tra quelle mura: Chiara traeva ispirazione da aneddoti autobiografici oppure da storie vere, raccontate dalla gente e ascoltate al bancone del caffè o con la stecca in mano.

Ma il nome di Chiara raggiunge anche il mondo del cinema. I suoi romanzi piacciono a diversi registi, che realizzano pellicole di culto e lo coinvolgono come attore e sceneggiatore. Così, quando viene realizzato “Venga a prendere il caffè… da noi” (1970) dal romanzo “La spartizione” (1964), con Ugo Tognazzi, il Caffè Clerici diventa protagonista di numerose scene. Stessa cosa succede dieci anni più tardi ne “Il cappotto di Astrakan”, tratto dall’opera omonima, e nel 2014 ne “Il pretore”.

Un anno prima, in occasione del centenario della sua nascita, è stata realizzata una targa commemorativa in granito, affissa all’esterno del Caffè Clerici. Essa recita «In Luino vi è qualche cosa di inesprimibile e di spirituale che non può andare vestito di parole. È qualche cosa di più che la tinta locale, è quel mistero di attrazione che fa innamorare di un luogo senza che ci si possa dar ragione del motivo». Ancora oggi, per immergersi nelle atmosfere di Piero Chiara, basta sedersi ad un tavolino e perdersi nel tramonto sul porto.