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VITTORIO SERENI


POESIA NOSTALGICA IN RICORDO DI LUINO

 


 

Come il coetaneo Piero Chiara, Vittorio Sereni, illustre poeta della letteratura italiana del secondo Novecento, nasce e cresce a Luino fino all’età di 12 anni, ma il filo con il suo paese d’origine non si spezza mai. Il periodo infantile che qui trascorre lascia una grande traccia nella sua sensibilità e i luoghi limitrofi al lago Maggiore sono quelli da cui Sereni trae la sua ispirazione più alta. Per lui la memoria e il ricordo dei luoghi natii sono un approdo sicuro, che temperano il cuore e l’anima. Non a caso, il paesaggio che si fa interprete dei moti dell’anima è un’immagine che rappresenta perfettamente la sua vicinanza all’ermetismo.

A Sereni stesso sta a cuore preservare il rapporto d’affetto che ha contratto da giovane con la sua piccola patria, rievocandola in tante sue poesie scritte nel corso della carriera, spesso con toni di rimpianto. Infatti, più di chiunque altro, ha colto nel segno individuando la specificità del territorio: una Luino di confine, di cui gli abitanti sono consapevoli. Non un confine unicamente geografico, ma anche psicologico, che è senso del limite e percezione anche dell’oltre.

La prima formazione poetica di Sereni avviene a Milano, dove si trasferisce appena ventenne. Qui, dopo essersi laureato, insegna nei licei e collabora con il periodico “Corrente”, presso le cui edizioni esce la sua prima raccolta, “Frontiera” (1941). Chiamato alle armi, nel 1943 viene fatto prigioniero in Sicilia e trasportato nel Nord Africa, dove rimane ostaggio fino al luglio 1945. Da quest’esperienza di guerra nasce “Diario d’Algeria” (1947), una sofferta osservazione del mondo.

Tornato all’ombra della Madonnina, riprende la cattedra per poi essere assunto all’ufficio stampa della Pirelli, dove rimane fino al 1958, quando passa alla direzione editoriale della casa editrice Mondadori.

Le sue raccolte si legano a momenti salienti della sua esistenza – dall’esperienza bellica alla prigionia, fino allo sviluppo economico del Paese (che vive con distacco e criticità) – e per questo motivo lo accompagnano nei lunghi anni di carriera, soggetti anche a cambiamenti. Ricordiamo, oltre al già citato “Diario d’Algeria”, anche “Gli strumenti umani” (1965) e “Stella variabile” (1979).

Sereni, oltre ad essere un buon critico ed un esperto traduttore, sperimenta nuovi linguaggi e nuove forme, scrivendo anche prose che mantengono uno stretto rapporto con la sua poesia. Ma è soprattutto l’ultimo Sereni che conquista una dimensione narrativa più sostanziale, che lega il dato esistenziale alla riflessione sull’esperienza, la memoria e la storia. Di questo tipo sono, ad esempio, “Gli immediati dintorni” (1983) e “Senza l’onore delle armi” (1987), entrambi pubblicati postumi.

Nel 1986, a tre anni dalla morte di Sereni, Mondadori ripubblica tutte le sue poesie, comprese le traduzioni. Postume sono uscite anche volumi di lettere e poesie parziali.

Nel 1998 il Comune di Luino e Regione Lombardia acquisisce il Fondo Sereni, contenente poesie, prose, epistole, articoli personali del poeta, per poi curarne un progetto di riordino e catalogazione. Ad esso si sono aggiunti negli anni successivi il Fondo Mondadori e la biblioteca privata, per formare insieme l’Archivio Vittorio Sereni, oggi conservato presso la Biblioteca civica comunale. Inoltre, nel 2002, gli viene intitolato il liceo di Luino.